Articoli di Giovanni Papini

1907


in "Schermaglie":
Non rispondo a Gabriele d'Annunzio

Pubblicato su: Leonardo, anno V, fasc. 23, pp. 109-110
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Data: febbraioo 1907




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   Non pochi amici, in questi giorni, mi hanno pregato e scongiurato di rispondere a Gabriele D'Annunzio il quale, nell'apologia che ha messo innanzi a Più che l'amore, ha nominato sè stesso, con verbosa burbanza, «maestro legittimo degli italiani».
   Ma invece di rispondere al ben venduto scrittore io rispondo a voi, amici, e vi chiedo perchè dovrei colle mie parole far acquistare importanza agli sfoghi di un mercante di parole che ha fatto un cattivo affare. Io non fui mai tra gli «schiavi ubriachi» nè feci parte della «vil canizza gazzettante». Non gettai nè fumo di mirra nè invidi sputi sulla faccia di Gabriele d'Annunzio. Soltanto, un giorno, sentii il bisogno di descrivere un fatto inconfutabile e per me piacevole: la fine del dannunzianismo italiano. Dopo quel giorno io non ho niente a che fare con il «Maestro illegittimo» degli Italiani. Quando cadde l'ultima sua tragedia dissi bruscamente il mio disprezzo per i piccoli ex-servitori che per la disfatta del loro padrone s'immaginavano di aver riacquistata non so qual libertà ma distinsi bene la questione morale dalla questione di persona o d'arte.
   Se ora Gabriele d'Annunzio ha voluto, o per dispetto o per abile calcolo commerciale, far pubblica e prolissa confessione della sua enorme vanità, dovrei seguire l'esempio di coloro che, facendo mostra degli stessi difetti suoi, gli hanno replicato, prendendo sul serio un accesso di alterigia nevrastenica o un trucco librario?
   Ben altre cose abbiamo da fare più importanti di queste: lasciamole ai gravi Pastonchi che hanno da farsi perdonare la confessata schiavitù passata e la nascosta schiavitù presente!
   Volete discutere con un uomo che ribiascica ancora le frasi sopra la «volontà imperitura» l'«istinto agonale» e l'« eterna


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gioia» e vorrebbe scodellarle come programma di vita per l'Italia?
   Ci fu un uomo che al D'Annunzio giovane ebbe a dire: Che bel ragazzo tu sei! Ma non sarai mai un uomo!
   La profezia s'è avverata. L'adolescente è passato alla vecchiaia senza virilità. La freschezza s'è fatta putredine in un giorno. Il poeta è morto. Lasciamolo dissolvere tra i suoi profumi, i suoi calchi e i suoi allori polverosi.
   Io dichiaro fermamente che per noi Gabriele D'Annunzio non esiste più.
   Lasciate dunque, ancora una volta, che i morti seppelliscano i loro morti!


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